LE MONETE DI TASSAROLOFRANCESCO MELONEIIMonete d’oro di Agostino SpinolaFiglio di Marc’Antonio, primo Conte di Tassarolo, che, ricordiamo, aveva ricevuto il privilegio della Zecca dall’Imperatore Ferdinando I, con atto dato a Vienna il 30 marzo 1560, e di Cornelia De Marini Castagna, Agostino Spinola, nato verso il 1551 e morto verso il 1616, fu il primo ad usufruire del privilegio ereditato e con una notevole abbondanza. Senza tener conto delle varianti, sono infatti una ventina i tipi noti di monete coniate al suo nome, presumibilmente dal 1604 al 1614, e tutte in oro e argento, salvo una in rame.
Descriveremo dapprima quelle in oro, a cominciare dalla più pregiata (Tav. I, 1): essa ha il valore e il peso del pezzo da cinque doppie della Zecca di Genova, 33 gr. e diametro 41 mm. Monete tali erano indice di grandezza e ricchezza di chi le batteva. Nel diritto è effigiata la testa di Agostino rivolta a destra col capo scoperto, il suo nome e la data 1604; il rovescio presenta, contornato dalla leggenda COMES TASSAROLI, lo stemma degli Spinola: lo scacchiere misto di rosso e d’argento sormontato dalla spina rossa in campo d’oro, colla corona comitale appoggiata alla cervice di un animale. La moneta che segue nella stessa tavola è un pezzo da due doppie d’oro, il cui diritto differisce da quello della precedente per la corazza liscia e la mancanza della data, il rovescio per gli ornamenti più semplici dello stemma; il diametro è di 30 mm. E’ nota una grida pubblicata in Milano il 16 marzo 1619 e rinnovata il 2 agosto seguente, che bandisce, tra le altre le due doppie del Conte di Tassarolo del 1614. Un tipo di moneta d’oro fra i più diffusi in quel tempo e bene accetta ovunque per i commerci europei, ma soprattutto con i paese arabi, era il ducato, del peso di circa 3,5 grammi e diametro da 20 a 25 mm. chiamato fiorino a Firenze, genovino a Genova, zecchino a Venezia. Ongaro, variante di ungaro, fu il nome dato in Italia al ducato d’oro ungherese, largamente imitato anche in altri paese, e poiché era tipizzato dalla figura di un guerriero in piedi con larghe brache, fu anche detto ongaro bragone. G. A. Zanetti, nel suo Delle Monete d’Italia, nota che sin dal 1596 furono coniati ongari in Tassarolo, come in altre zecche italiane; monete di questo tipo sono raffigurate nella tavola I e poiché non portano la data del conio non si può affermare se sono state battute prima dell’anno 1600. Esse sono tra loro simili, con alcune varianti: quella alla pos. 3 ha al dritto il bragone a capo scoperto con la mano sinistra sull’elsa della spada appuntata a terra e la destra sul fianco, l’iscrizione AVGVSTI.SPI.COMES.TASSA., al rovescio l’aquila bicipite, sormontata dalla corona imperiale, con lo stemma d’Austria, contornato dal Toson d’Oro, ed è ripetuta, cosa rara nelle monete, l’AVGVSTI.SPI.COMES.TASSA.; la seguente (pos. 4) ha rispetto alla precedente soltanto diversa l’iscrizione al rovescio, che è VIRTVTE.CAESAREA.DVCE., mentre l’ultima (pos.5) ha nel dritto il disegno alquanto confuso nella parte inferiore. I piedi del bragone escono fuori del campo destinato alla figura e l’iscrizione risulta con varie imperfezioni AVGVSTISSE.AV.COMES.TASSA. Nel rovescio manca la corona e l’iscrizione è rispetto alla precedente mancante del DVCE, mostrando solo CA. Si riconoscono altri tipi di ongari battuti a Tassarolo con varianti nell’iscrizione al dritto, comunque tutti aventi anch’essi diametro 25 mm. e peso 3,35 gr.
Nella Tav. II si notano quattro diversi tipi di ducati o ongari d’oro. Nel primo al diritto è raffigurata la testa dell’Imperatore Rodolfo II, coronata d’alloro, coll’iscrizione RVDOLPHVS II.D.G.ROM.IMP. e la data 1604, al rovescio la stessa figura dell’ongaro alla pos. 3 della Tav. I. La moneta che segue ha nel diritto il solito bragone, che ha però il capo coperto e sia dalla parte superiore che dall’inferiore esce dal campo assegnato alla figura; inoltre colla mano destra tiene alta la spada e colla sinistra stringe tre saette. Tale figura è modellata su quella del ducato delle allora Provincie Unite, l’epigrafe è CONCORDIA. PAR. RES. CRESCV. ad imitazione anch’essa di quella del ducato, in cui si legge CONCORDIA. RES. AR. CRIS. TRAD., e ai lati della figura la data 16-12. Il rovescio presenta dentro uno scudetto quadrato la leggenda MONOAV-ORDINI-AVGSPI-COM.PAL.-S.RO.IMP. cioè Moneta nova aurea Augustini Spinulae Comitis Palatii Sacri Romani Imperii. Il ducato alla pos. 3 ha nel dritto lo stemma coronato dell’Imperatore e l’iscrizione VIRTVTE CAESAREA DVCE e al rovescio l’immagine della S. Vergine che tiene fra le braccia il Figlio, contornata dall’iscrizione MO NO.AV.AGVS SPI CO.PAL. con lettere rovesciate e confuse. Notevole è la mancanza di proporzione tra la figura della Madonna e quella del Figlio. Questa moneta fu coniata nel 1614 ad imitazione del Ducato di Carlo Emanuele I di Savoia battuto dal 1601 al 1603, su cui era raffigurata la Madonna di Mondovì, ed è senz’altro per potere confondere meglio questa con quella, senza incorrere in un vero e proprio falso, che le lettere sono confuse e rovesciate. Questo espediente doveva arrecare non poco guadagno al Maestro di zecca, poiché il ducato di Savoia era valutata allora duecento settanta lire e diciotto soldi, mentre quello di Tassarolo cento novantacinque lire e diciotto soldi. L’ultimo ducato (pos. 4, Tav. II) è del tipo ongaro col solito bragone al dritto, ma con diversa epigrafe rispetto ai precedenti, AGVS.SPINV.COM.PAL., mentre il rovescio è pressoché uguale al diritto della moneta precedente, forse per risparmiare il costo dell’incisione di un nuovo conio. Monete d’argento di Agostino SpinolaCon lo stesso conio e le stesse dimensioni delle cinque doppie in oro descritta e raffigurata nella Tav. I, 1, Agostino Spinola fece battere in argento, sempre nel 1604, la moneta che allora, per la sua caratura era chiamata scudo, oppure ducatone, oppure anche tallero. Altro scuso del 1604 è quello alla pos. 5 della Tav. II: ha nel dritto il busto del Conte di Tassarolo rivolto a destra con corazza e collare alla spagnola ed attorno, oltre alla data del conio, l’AVGUST.SPINVLA.COMES.TASSAR., nel rovescio lo stessa d’Austria coronato, fregiato del collare del Toson d’Oro, con l’iscrizione NIL NISI AVGVST AVSPICE AVGVSTO. La Tariffa di Anversa del 1627 dà al Ducaton de Tassarolli il valore di denari 11,6.
Dello scudo raffigurato alla pos. 1 della Tav. III si conoscono diverse coniazioni con varianti: la più notevole è quella che porta al rovescio lo stemma della famiglia con lo scacchiere e lo spino anziché lo stemma d’Austria sull’aquila bicipite coronata, come è in figura; altre hanno il punto dopo TASS e dopo PRESIDIVM e ancora altre hanno nel diritto SPINNV anziché SPINV. Simili a questo scudo sono quelli di Masserano dell’epoca, valutati nella Tariffa di Anversa del 1633 denari 5 e grani 5. Entrambi sono imitazioni del Ducatone di Mantova citato anch’esso nella stessa Tariffa di Anversa; il misterioso C. XV che si trova nel basso del rovescio di questa moneta sostituisce il B. XVI di quello di Mantova. Del 1606 è lo scudo alla pos. 3 della Tav. III e il rovescio ha nel campo uno stemma inquartato che da due parti ha lo scacchiere Spinola e nel mezzo l’arma austriaca; la corona è quella comitale. Le due monete che seguono nella Tavola sono quarti di scudo corrispondenti alla due precedenti: nella seconda però l’iscrizione al rovescio VIRTVTE CAESAREA DVCE differisce da quella del relativo scudo che riporta invece SVB TVVM PRESIDIVM. L’argento è del titolo 700, hanno diametro di 30 mm. e pesano grammi 6,5. Anche di questo esistono varianti, con piccolo stelle in luogo dei punti, oppure PIN anziché SPIN al dritto. Un altro quarto di scudo coniato da Agostino Spinola differisce da quello alla pos. 4 della Tav. III praticamente solo per la data 1607 impressa al diritto tra SPIN e COMES. L’ultima moneta della stessa Tavola è un ottavo di scudo, pesa grammi 3,5, ha il diametro di mm. 26 e l’argento è sempre di titolo 700; il conio corrisponde perfettamente al quarto ed allo scudo relativi. Si conosce un altro tipo di ottavo con conio completamente diverso dal precedente; infatti il dritto presenta una croce, molto comune nelle monete del tempo e precedenti, coll’iscrizione AVGVSTINVS + SPINOLA + + + e al rovescio lo stemma Spinola con COMES + TASSAROLI + Saranno esistiti anche i corrispondenti scudo e quarto di scudo? L’unica moneta di rame che si conosca è uguale nel conio al quarto di scudo della pos. 4 della Tav. III ed era valutata denari quattro e grani sei. Agostino Spinola, che aveva sposato Selvaggia Spinola di Battista dei Signori della Cabella, muore senza figli e ad usufruire del privilegio di battere moneta dopo di lui sarà suo nipote Filippo, figlio del fratello Massimiliano, a partire dal 1629. Nella prossima puntata descriveremo le monete d’oro e d’argento, con il nome di questo Conte di Tassarolo, che superò il suo predecessore nel numero di tipi coniati. Le Monete di Tassarolo -
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